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Abbiamo avuto tra le mani il libro di Emilio Iodice (leggi qui).
Emilio, lo seguiamo da tempo, si legge sempre volentieri. Suoi articoli e interi capitoli dei suoi libri sono stati pubblicati su Ponzaracconta.
Nel quotidiano abbiamo condiviso con lui piccole battaglie di civiltà, qualche incontro tra “ponzesi e non” al Casale in campagna e anche qualche ricca colazione al bar di piazza Mazzini, in pigre mattinate romane.
Siamo ovviamente contenti dell’uscita di un suo nuovo libro a cui auguriamo ogni successo editoriale, ma allo stesso tempo prendiamo atto che l’America che lui descrive non c’è più.
Da Proust in poi sappiamo bene che intere parti del passato scompaiono… o sopravvivono solo nei nostri ricordi. Abbiamo approfondito il tema e ognuno ha approntato le sue difese…
– There are places I’ll remember all my life, though some have changed. Some forever not for better some have gone and some remain…. – cantavano i Beatles secoli fa.
Il mondo che conoscevamo, i nostri luoghi non ci sono più. Abbiamo imparato a conviverci, con queste mancanze. Ma per l’America questo è particolarmente doloroso. Amaro e desolante un po’ per tutti noi che con le chewing-gum, la musica e i film che venivano dall’America siamo letteralmente cresciuti, ma in massimo grado, immagino, per Emilio che in quel “sogno americano” ci si è rivoltolato per bene, in termini di vita vissuta, non di proiezioni letterarie.
Lo letto un articolo di Michele Serra, da una sua “Amaca” recente e non ho potuto fare a meno di pensare a quell’America, attraverso Emilio e a suo libro.
Chissà se un “risveglio” sarà mai possibile!
La bandiera americana sventola rovesciata, ne La valle di Elah, film del 2007 (*)
L’Amaca
Una pistola alla tempia
di Michele Serra – Da la Repubblica del 22 marzo 2025
Niente è più distopico, niente più destabilizzante, che immaginare un’America non più democratica, dunque non più americana. Capisco chi dice, fiducioso, “non succederà mai”: lo dice perché gli risulta incredibile e insopportabile l’idea. Generazioni di europei sono cresciute con la certezza che l’America, per quanto contraddittoria, per quanto violenta, per quanto “gendarme del mondo”, fosse libera.
Un luogo vasto e disponibile agli uomini, aperto al futuro, allo spirito di avventura, alla libertà di parola.
L’America di Trump è invece arcigna, brutale, chiusa, sopraffattrice. Taglia i fondi a qualunque ente sgradito, censura le università, azzoppa il welfare, punisce i disobbedienti, ringhia ai deboli e ai diversi, fino all’inaudito proclama del suo presidente che definisce «illegali» gli organi di informazione che lo criticano. Illegali! Con incredibile flemma, ancora si discute, in America e nel mondo, se la democrazia americana sia in pericolo. Non solo lo è, ma in alcuni suoi fondamenti (la libertà di opinione, la libertà di ricerca, la libertà di non riconoscersi nella “famiglia tradizionale” e nella religione tradizionale) è già adesso sotto schiaffo.
Trump è una pistola alla tempia della democrazia americana, è l’assalto al Parlamento, è l’asservimento dell’istruzione al conformismo religioso, è l’odio per i deboli, è il suprematismo bianco al potere: che cosa serve, ancora, per prenderne atto?
Riguardatevi l’ultima scena di Easy Rider .
Con i due farmer che incrociano i due hippy sui loro chopper e risolvono la questione con due colpi di fucile. È solo un film, ma nell’ultimo paio di mesi mi torna in testa quasi ogni giorno.
Nota
(*) – Nella valle di Elah – In the Valley of Elah –, è un film del 2007 diretto da Paul Haggis, basato su una storia vera.
L’incipit del film ne anticipa il senso. Una bandiera americana sventola rovesciata. Hank Deerfield (Tommy Lee Jones) ferma il suo pick-up e avverte l’inserviente dell’errore. Questi sistema la bandiera. Poi Hank gli spiega il significato della bandiera capovolta: indica, nel gergo militare, il segnale di richiesta di aiuto di un reparto in pericolo; o la sua resa. Ora la bandiera americana sventola per il verso giusto. Hank risale sul suo pick-up.
Questa metafora ritorna nel finale.
Leggi sul sito: Notizie dall’America, reportage fotografico di Mike Vitiello dell’ottobre 2022
