Personaggi ed Eventi

Peppino di Capri e di Ischia, troppa finzione e poca storia

di Giuseppe Mazzella di Rurillo

 

Ho visto con attenzione ed in religioso silenzio la fiction sulla vita e l’opera di Peppino di Capri che è un giusto omaggio ad un artista che ha venduto 35 milioni di dischi in tutto il mondo con una carriera lunghissima di 80 anni.
Ha fatto innamorare generazioni di uomini e donne. L’ho intervistato due volte negli anni ’70 agli inizi della mia attività giornalistica per il Giornale d’Ischia.

Peppino deve molto all’isola d’Ischia dirimpettaia di Capri. Arrivò nell’estate del 1958 al Rangio Fellone di Ugo Calise e Sandro Petti con i primi 4 dei Capri boys. Fu al Rangio Fellone che fu visto da un funzionario della Carisch, forse lo stesso manager Alberto. Fu al Rangio Fellone che Ugo Calise scrisse Nun è peccato e gliela fece cantare.
Solo dal 1959 divenne Peppino di Capri ed i suoi Rockers, nome che scelse il suo chitarrista Mario Cenci di Perugia di 10 anni più anziano, paroliere e musicista ed autore di moltissime canzoni del periodo di maggior successo che va dal 1959 al 1965 con punte massime nel 1962.

Peppino – che dal 1968 suonò con i New Rockers, cioè con Raffaele Ranfaldi all’organo Hammond (che andava a sostituire il sax per un’inversione totale) e Piero Braggi alla chitarra – nell’estate del 1968 stette 15 giorni di luglio al Castillo de Aragon e l’anno successivo 1969 addirittura un mese. Segno del suo peggior momento. A nord di Napoli non lo voleva più nessuno.
Nel’ 69 andai molte volte al Castillo de Aragon. Ingresso e consumazione 2mila lire, un euro di oggi. Peppino era “seconda Orchestra” in attesa di un’attrazione di prima grandezza come Mina.
Il suo rilancio comincia da Capri nel 1970 vincendo il festival di Napoli con la canzone di Mimmo di Francia Me chiamme ammore che scriverà per lui nel 1973 Champagne. Capri, ma anche Ischia, sono nel destino di Peppino e, a dispetto del nome, addirittura Ischia è più importante.

Ad Ischia Peppino è venuto ogni estate per almeno 50 anni e comunque fin quando ha avuto il suo complesso. Nel 2006 scrissi un articolo bello su Repubblica, edizione di Napoli, dove in prima pagina dicevo che dopo circa 50 anni Peppino ritornava ad Ischia. Avevo preso il calendario sul suo sito internet non aggiornato. Successe un finimondo perché Peppino rettificò che veniva al Negombo.

È stato amatissimo dagli ischitani. Tutti gli ischitani conoscono Capri. Ma pochi capresi Ischia. Uno dei maggiori storici di Capri, Raffaele Vacca che è di Anacapri cioè un “montanaro” come quelli della “piazzetta” chiamano gli anacapresi, non è mai stato ad Ischia, come mi disse oltre 30 anni prima quando andai a fare un servizio sulla villa di Axel Munthe la cui “storia di San Michele” avevo letto nel 1964 a 15 anni.

Roberta Stoppa, la prima moglie, l’ha conosciuta ad Ischia non a Roma. La fiction non dedica nemmeno una sola immagine ad Ischia mentre la dedica alla Versilia. Tutte queste osservazioni si possono ricavare da due libri. Uno di Geo Nocchetti di un decennio fa ed un altro recente sulla vita e l’opera di Mario Cenci al quale hanno contribuito, in maniera fondamentale con il loro archivio, le figlie di Mario Patrizia ed Elisabetta. Quando un artista é ancora vivente ma esiste una documentazione storica del vissuto credo che anche un’opera di finzione ne debba tener conto per dare anche validità storica all’opera cinematografica. É una fiction che riceve il contributo della Regione Campania approvato dalla speciale commissione. Mi chiedo: una assenza storica così vistosa non è stata notata dalla commissione?

Comunque, la fiction presenta bene l’uomo oltre l’artista, le sue due donne così diversamente importanti – forse è stata eccessiva l’immagine di Roberta come donna fatale – in due fasi della sua vita. Ottima la dedica a Giuliana dell’opera cinematografica. Tutto sommato un giusto omaggio a un uomo eccezionale di un’epoca storica irripetibile, ma storicamente, per l’importanza del protagonista ottimamente interpretato dal giovane del Gaudio, meritava più precisione.

Sarà per la prossima volta. Auguri Peppino

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