Personaggi ed Eventi

Su Focus Storia un commento di Fabio Lambertucci

a cura della Redazione

Per una felice, inattesa coincidenza, il commento di Fabio Lambertucci su Focus Storia n° 221 (marzo 2025) riguarda precisamente i retroscena della Conferenza di Monaco (29-30 settembre 1938), di cui scrive Pasquale Scarpati nella sua ricostruzione in forma di “favola morale” dei fatti della Seconda Guerra Mondiale, incluso il Patto Molotov-Ribbentrop (23 agosto 1939) cui senza nominarlo accenna anche Pasquale.

Qui il ritaglio immagine su Focus/221 (Marzo 2025), pag. 4

Questo il commento di Lambertucci
Carteggi segreti

Riguardo all’intervista a Bruno Vespa “L’idillio fatale” di Roberto Roveda (Focus Storia n° 219) sul rapporto tra Hitler e Mussolini, a proposito della celebre scrittrice e critica d’arte Margherita Sarfatti (1880-1961) a lungo amante di Mussolini, vorrei ricordare una vicenda rivelata nel 2014 dal giornalista storico Roberto Festorazzi (Como, 1966) basata su due lettere del 1938 alla Sarfatti di lady Ivy Chamberlain (1878-1941), cognata del premier inglese Neville Chamberlain (1869-1940), vedova del fratellastro Austen (1863-1937), ex ministro degli Esteri inglese (dal 1925 al 1929), Premio Nobel per la Pace 1925 e grande amico di Mussolini.
Tra il dicembre 1937 e il febbraio successivo venne inviata in missione in Italia allo scopo di spianare il terreno a un’intesa globale tra il Governo fascista e quello di Londra. Lady Chamberlain a Roma incontrò Ciano, ministro degli Esteri, Mussolini e vari gerarchi. Fu grazie alla sua missione che Italia e Gran Bretagna siglarono gli Accordi di Pasqua che appianavano i contrasti nelle politiche medio-orientali dei due Paesi e garantivano il libero accesso al Lago Tana e al Canale di Suez.
Pochi mesi più tardi, quando la pace fu sotto la minaccia della crisi cecoslovacca, Neville Chamberlain pensò di ripetere la felice esperienza ricorrendo nuovamente alle arti diplomatiche della cognata.
Questa volta la posta in gioco era molto più alta: raggiungere un accordo di concordanza europea con Hitler.
Il retroscena della seconda missione italiana di Lady Chamberlain emerse per la prima volta da un carteggio conservato nel Fondo Sarfatti del Mart di Rovereto. Si tratta di due lettere che la vedova di sir Austen inviò alla Sarfatti, donna colta e di mentalità europea, che aveva promosso il movimento artistico del Novecento italiano e frequentava il jet set internazionale tanto che nel 1934 era stata ricevuta per un tè alla Casa Bianca dal presidente Roosevelt. Chamberlain fu molto più astuto e spregiudicato di quanto fino allora creduto. Mentre sui giornali montava d’intensità il dramma cecoslovacco, lo statista britannico aveva bisogno di lanciare Mussolini nel ruolo di mediatore in una grande maratona diplomatica destinata a passare alla Storia. Ne sortì infatti la Conferenza di Monaco del 29-30 settembre 1938 che vide Mussolini interporsi con successo tra Hitler, da una parte, e la Francia e il Regno Unito dall’altra. La pace fu salva ma solo per pochi mesi e al prezzo dello smembramento della Cecoslovacchia.
A Monaco Chamberlain e il collega francese Daladier (1884-1970) non furono però deboli o codardi ma coscienti collaboratori del dittatore nazista. Da parte del premier inglese vi era la chiara volontà di pervenire a un accordo con il Reich in chiave antisovietica. Pur di adottare il potenziale aggressivo di Hitler contro l’Unione Sovietica i britannici erano disposti ad accettare una dominazione tedesca che dilagasse nell’Europa centro-orientale; non solo in Austria e Cecoslovacchia ma anche in Polonia e in Ucraina. Solo il patto nazi-sovietico dell’agosto 1939 ribaltò i giochi e le prospettive: la Gran Bretagna comprese che Hitler intendeva procurarsi una garanzia contro un attacco sovietico mentre si preparava ad attaccare a Occidente e la guerra divenne a quel punto inevitabile. Nella tarda estate del 1938 però per far ingoiare all’opinione pubblica democratica la spartizione della Cecoslovacchia che Chamberlain aveva sottoscritto con Hitler bisognava salvare le forme. Ecco allora il piano del conservatore Chamberlain di una vasta collusione segreta con la Germania. Per poter pervenire a un tale risultato il premier architettò la nuova missione di Lady Ivy in Italia. Se ella interpellò Margherita Sarfatti ciò stava a significare che gli inglesi la ritenevano ancora capace di influire su Mussolini. In realtà in quel 1938 la Sarfatti era emarginata dal gioco politico. Mussolini non la riceveva più e la Sarfatti stava per intraprendere la strada dell’esilio a causa delle leggi razziali antiebraiche. Espatrierà infatti a Parigi nel novembre di quell’anno. Lady Chamberlain potrebbe tuttavia aver incontrato lo stesso i vertici del fascismo ma la storia non è documentata.
La Sarfatti scrisse poi in inglese nel 1943-44 un memoriale, rimasto inedito fino al 2014, intitolato My Fault che restituisce l’esatta figura umana e psicologica di Mussolini.
Fabio Lambertucci (Santa Marinella, Roma)


Nota della Redazione

Di Margherita Sarfatti sul sito ha scritto proprio Fabio Lambertucci, nel  sett. 2020 -> La donna che inventò Mussolini 

 

 

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