Racconti

Passato (2)

di Pasquale Scarpati

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Per la prima parte dell’articolo, leggi qui

Mi sono limitato a questi pochi ricordi; il che non è nostalgia del passato – non può essere, perché la vita era dura a qualsiasi età e priva delle “comodità” di cui ampiamente fruiamo – ma vuol essere un semplice… parallelo. Semmai qualcuno potrebbe rifletterci un pochino!
Mi sono limitato a questi pochissimi settori: chi vuole, può aggiungere altre voci e/o integrare entrando nei dettagli, come già qualche volta ha tentato di fare…
…Pasquale

3) Edilizia
In quei tempi, tutto si eseguiva a mano: l’impasto per il cemento, l’impasto per la calce. Ricordo che per quest’ultimo si usava un attrezzo che era simile ad una zappa ricurva posta all’estremità di un’asta molto lunga. Questo perché la calce era molto pericolosa da gestire. Non esistevano, poi, norme per la sicurezza tant’è che, ad esempio, per lavorare sulle pareti delle case e dei palazzi si usava un semplice tavolone di legno (lo stesso, oscillante, che si usava per salire su qualsiasi bastimento) senza protezione sui lati, tirato in parallelo da due corde con due carrucole. Aperto nel vuoto da tutti i lati. Oggi non solo si usano mezzi meccanici e betoniere ma le impalcature sono anche “ben armate” e si cerca di avere un “occhio di riguardo” alla sicurezza. Un domani, probabilmente, si utilizzeranno ancor più i robot per eseguire i lavori più pericolosi. Ma i morti sul lavoro…

4) In campagna
Una volta il lavoro del contadino era veramente duro e sfiancante: iniziava molto presto la mattina e finiva al tramonto del Sole. Questo perché il tutto era manuale. Si usavano picconi, zappe, bidenti e grosse mazze ferrate, si seminava a mano, si innaffiava a mano, si raccoglieva a mano. Tutto veniva trasportato o in spalla (le donne portavano i carichi anche sulla testa) o con i muli e gli asini. Oggi si usa ogni tipo di mezzi motorizzati che non solo arano ma seminano e raccolgono per non parlare poi degli impiantì a goccia o delle culture idroponiche comandate da timer e degli aerei che spargono pesticidi. Anche per il trasporto si usano tutti i tipi di mezzi. Un domani forse un computer comanderà ogni cosa. Ma i pesticidi potrebbero contaminare, purtroppo, ancor più le falde freatiche…

5) La TV
Ai miei tempi si andava a dormire con le galline perché non vi era TV e perché la giornata lavorativa iniziava molto presto la mattina e terminava, per la maggioranza delle persone, appena dopo l’imbrunire. Molteplici le cause oltre a quella già dette in precedenza. Con il passare del tempo, la TV prima ha riempito alcuni spazi pomeridiani (solo alcuni), poi si è allargata oltre; oggi ha riempito tutta la giornata. Un domani più di questo non potrà fare. Ci potrà essere un’ulteriore alta definizione o, che so io, forse si potrà interagire con essa ancora più velocemente ma sostanzialmente penso sarà sempre la stessa. A meno che, come pare, ci sarà una TV con odori e… sapori! (pare l’abbiamo ideata i giapponesi).

6) Usi e… costumi!
Per costume intendo l’indumento che si indossa quando si va al mare o anche in montagna a prendere il sole. Ai miei tempi non solo le donne usavano il costume per intero ma vi era ancora qualcuna che usava quello con il… gonnellino (lo ricordo benissimo ’ncopp’ ’u summariell’ a Sant’Antonio). Con il passare del tempo il bikini ha preso il sopravvento ma sempre riusciva a coprire qualcosa. Oggi il “costume” si è molto ridotto: due pezzetti di stoffa. Pertanto qualcuno argutamente ha fatto osservare: “Primm’pe’ vedé’ ’i pacche (chiappe) si doveva allargare il costume, ora per vedere il costume bisogna allargare le chiappe! Un domani sarà usuale il monopezzo o per meglio dire un solo… pezzettino oppure nulla! Pertanto, come oggi vi è la spiaggia riservata ai nudisti, così un domani ci sarà, in un piccolo anfratto, quella riservata a coloro che, per vari motivi, amano coprirsi un poco di più!

7) I mezzi di comunicazione/locomozione
In questo campo l’evoluzione è strabiliante. Non parlo delle automobili e mezzi ad alta ed altissima velocità quanto dei collegamenti tra le persone. Ai miei tempi a parte che una lettera impiegava settimane se non mesi per raggiungere i Paesi dentro e fuori dall’Italia ma anche ascoltare la voce di una persona non era facile. Pochissimi telefoni (a Ponza ve n’era uno solo, pubblico) e per collegarsi tra le parti bisognava chiamare prima il centralino e… attendere. Oggi sappiamo come vanno le cose e in più è possibile anche vedersi (in video-chiamata). È “l’impero” dei “telefonini” cellulari che si sono estesi, allargati, come un’enorme macchia di petrolio nel mare. E, come quello provoca danni enormi a tutto l’eco-sistema, così questi piccoli “rettangoli”, quando vengono “abusati”, come tutti gli abusi, non possono non provocare danni a tutti gli esseri umani perché, simile a dipendenza da droga, penetrano nel circolo degli organi vitali e arrecano danni irreversibili. Poiché è una piaga che provoca anche la morte, a mio parere bisognerebbe parlarne quanto più possibile e per ogni dove, oserei dire, anche in chiesa perché è attinente alla vita.
Un domani elicotteri e droni la faranno da padrone. Lo vediamo già nella guerra Russia-Ucraina… in genere le guerre sono sempre portatrici di qualcosa di nuovo (!).

– Uhé – mi ha detto un amico –  mica è vero quello che ora hai detto?
– Perché? – gli chiedo.
– Vedi che per Ponza e Ventotene le cose sono rimaste pressoché identiche!  – mi risponde.
– Cioè? –
– I tempi di percorrenza sono sempre quelli degli anni tuoi!
– Si vede – gli ho risposto – che sono ancorati (anche nel significato letterale del termine) alle… tradizioni!

[Passato (2) – Fine]

 

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