di Enzo Di Fazio
Questa volta Franco, nella serata dedicata al dialetto ponzese, ha scelto un modo diverso di onorarlo.
L’ha fatto inserendo nel suo raccontare alcune canzoni non dialettali, tutti bei testi, con un filo conduttore. Che si è dipanato tra concetti come la vicinanza, il rispetto per la natura, l’amore per il luogo d’origine ma anche quello tradizionale per indurci a riflettere come la vita possa essere o come addirittura possa diventare un’altra.
Tema filosofico affrontato dal Franco della maturità. A fargli da sostegno il bravo maestro di musica conosciuto in altre occasioni Giuseppe De Santis, un vecchio amico innamorato da sempre di Ponza.
Non a caso il Recital inizia e finisce con la canzone La vita è un’altra di Eduardo De Crescenzo
La vita è un’altra
(Senza bisogno di tornare indietro)
Ci troveremo in internet
Alle finestre di un mondo che si sveglierà
Ma il sole è lì
Sui vecchi stracci di un clochard che sogna già, chissà
Un cielo, un mare, un po’ di vino buono…
Alla vigilia in molti pensavamo che anche le canzoni fossero in dialetto e invece no, e la scelta è stata azzeccata risultando alla fine, quella scelta, un modo efficace per far onore al dialetto ponzese, quasi a volerlo proiettare al di là dei confini isolani. Per dargli una dimensione più ampia tale da tutelarlo e preservarlo dal disuso e dalla dimenticanza.
La premessa di Franco ha toccato proprio questo tasto, cioè il rischio che il nostro dialetto per le contaminazioni che subisce l’isola, per la circostanza che la stessa diventi sempre più multietnica, per la scomparsa via via con il tempo di coloro che oggi ne custodiscono la memoria e le conoscenze, possa estinguersi.
E con esso le sfumature, l’essenza, i colori, l’ironia delle tante parole di cui è fatto.
Quelle che la lettura di alcune sue poesie ci ha fatto apprezzare.
Come i primi versi di Ammore
Madonna che calmaria stasera,
Manco nu ciato ‘i viento pe freschera
e tutte sti stelle ca pareno craunelle
sbucano d’u cielo pe fa capuzzella
Nel sentirli questi versi a me ha fatto ricordare i tempi in cui nelle sere d’estate al faro di Zannone o a quello della Guardia per ore me ne stavo a guardare il cielo stellato e… a sognare
Quella di Franco – l’ha detto lui stesso – è una missione.
Raccontare l’isola e la sua gente, dalle tante contraddizioni, di ieri e di oggi utilizzando le figure di un tempo passato come quelle di oggi è un impegno di vita. Mettendo in risalto come il ponzese invernale sia diverso da quello estivo, come quello residenziale sia diverso da quello diventato furastiero, eppure tenuti insieme da un filo che li tiene legati, tra alterne vicende, a questo scoglio in mezzo al mare.
Va… uardelo u munno
e tutt’i meraviglie
ma arricuordete…
tu,
‘i sta terra s’ figlio
Le canzoni scelte da Franco per la serata hanno tutto un senso. Magistralmente accompagnate dal maestro Giuseppe De Santis gli sono servite per introdurre temi a lui cari come quello dell’amore per la sua isola e la tutela dell’ambiente con il bel testo Eppure soffia di Pierangelo Bertoli
Un’isola intera ha trovato nel mare una tomba
Il falso progresso ha voluto provare una bomba
Poi pioggia che toglie la sete alla terra che è viva
Invece le porta la morte perché è radioattiva
Eppure il vento soffia ancora
Spruzza l’acqua alle navi sulla prora
E sussurra canzoni tra le foglie
Bacia i fiori, li bacia e non li coglie
o quello della vita con le sue sorprese e i suoi misteri con Che vita meravigliosa di Diodato o ancora, ritornando alla canzone di De Crescenzo, per cogliere lo spunto di pensare ad un modo di vivere diverso che allontani dalla dimensione materiale per coltivare quella del sogno di andar via dalla consuetudine per portarsi in una dimensione onirica più soddisfacente.
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Il suo racconto è stato anche un elogio alla vicinanza consapevole che parlare oggi di fratellanza non è facile in un mondo mosso da interessi economici ed invidia
Meglio fosse c’a nvidia ascesse fore
comme nu miercule, nu fruncule, na pummatora,
Allora si:
saie quanta ggente ‘a purtasse fino nterra appesa
si ‘a nvidia se vedesse comme na uallera scesa?
Ma…
non muore la speranza a che i rapporti umani migliorino
Pecchè vene ‘u vierno e vene ‘a notte,
vene u dulore e vene ‘a morte,
ce starà sempre ‘a ggente mia
a me fa’ cunpagnia
Insomma, grazie a Franco e a Giuseppe, una bella serata sotto un cielo stellato piacevolmente accarezzata da un leggero ponentino cui hanno partecipato tanti amici e tanti ponzesi furastieri a conferma di quanto questo amato scoglio (copyright Silverio Guarino), pur con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, non smetta mai di emozionare ed attrarre
Francesco De Luca
30 Agosto 2021 at 17:10
Grazie, caro Enzo, per l’articolato commento al Recital del 28 sera. Anche per conto di Giuseppe De Santis.
Si vede che ti è piaciuto e a noi questo già appaga. Dei riverberi che i contenuti espressi avranno beh… quelli li dovremo attendere… se ci saranno.
Grazie.