di Francesco De Luca
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Mio padre ha radici dove voleva.
Vede il mare di faccia e irride, sputando, il vento che lo infastidisce.
Dalla poca terra tiene d’occhio la distesa del mare. Ne vede i solchi tracciati dalle barche da pesca.
Sparute e avvilite ma boriose di contrastare il levante che toglie il fiato.
Poco pescato, poco guadagno.
Queste acque, ora esangui, hanno soddisfatto i nostri bisogni.
Dal mare venivano i proventi. I figli sognavano terre lontane e agi e modernità. Non tutti.
Quelli rimasti ancora guardano il mare come il cerchio nel quale cercare l’esaltazione della vita.
Occhi chiari. Nel chiaro della luce del mattino e la prua che spacca l’onda.
Tanto fluida che abbraccia tutto. Circuisce fino a togliere il respiro, ma colma di sé.
Null’altro.
E mio padre, ritto in faccia al mare, lo benedice. Nel mare l’esistenza. Da esso la sussistenza.
Con lui il riposo.