Ambrosino Polina

Add’a passa’ ’a nuttata!


di Polina Ambrosino

 

Caro Gennaro e Lino,

leggendo i vostri scritti ho avuto la certezza di quanto da sempre pensato: a Ponza la vita ha perso valore quando sono arrivati i soldi. In Napoli Milionaria! Don Gennaro Iovine, reduce dalla prigionia, torna a casa, una casa che non riconosce perchè incredibilmente rinnovata; non riconosce nemmeno sua moglie, che smessi gli abiti di umile casalinga quale era fino a due anni prima, indossa capi costosi, vistosi e gioielli. Smarrito Gennaro cerca di riappropriarsi del suo ruolo in seno alla famiglia, ma la sua sofferenza, le sue esperienze della vita in guerra, non interessano nessuno. Gli rispondono “Don Genna’, mò so’ fernute tutt’e’ cose, mò stamme buone …nun ce pensate cchiù!” L’uomo, incredulo e avvilito, si allontana dal chiasso degli amici e parenti riuniti in casa sua per festeggiare un compleanno e va a vedere la sua figlia minore, a letto con un po’ di febbre. Ma quella bambina è in fin di vita: è grave, e nessuno dei suoi familiari, presi dalla festa, dalla leggerezza data dalla nuova ricchezza, si è accorto di niente. Solo quel padre, alieno al denaro, alla ricchezza e alle banalità, capisce, e chiama un medico. Ma la medicina per salvarla non si trova, dopo la guerra non si trova nulla… Solo un miracolo può salvare la piccola. Arriva cosi la sera, e improvvisamente un uomo, un tempo benestante, giunge in casa dell’ammalata e dice di avere la medicina, ma vuol darla alla madre della piccola che, nei tempi duri della guerra, per un pugno di sale o di pasta, gli aveva tolto  tutto ciò che possedeva… Ora lei è ricca, ma sua figlia sta morendo, e può salvarla solo quel pover’uomo a cui lei ha tolto tutto. Gennaro guarda in faccia sua moglie che gli chiede cosa sia successo per arrivare a tanto e lui le risponde: “Ama’, chisti ‘ccà, ì ‘vvi? Chisti ccà t’hanno fatte perde a capa, pecché tu l’e’ viste a poca a’ vòta… Quanne se vedeno tanta sorde, te batte u’ core, ma a me nun me fanne sent’ niente, pecchè je l’aggie viste tutte insieme… Mò, Ama’, adda passà à nuttata…”

Ecco: i ponzesi, come Amalia, hanno perso la testa, non hanno più guardato in faccia a nessuno come Amalia non ha guardato sua figlia. I ponzesi hanno trascurato le sofferenze dei più deboli fra i suoi abitanti, come Amalia con il marito; i ponzesi hanno ignorato che il denaro li stava trascinando lontano dalle cose vere, dalla loro terra, dagli affetti, dalla possibilità di migliorare l’isola…

Ora siamo nella nottata più nera, siamo pochi, siamo l’un contro l’altro armati, senza fari in un mare in tempesta.

Passerà la nottata?

 

Polina Ambrosino

1 Comment

1 Comments

  1. assuntascarpati

    21 Novembre 2011 at 01:27

    Ciao Polina..! Tante volte avrei voluto risponderti ma avevo un problema con il login sul sito che oggi ho sistemato…
    L’ultima volta che il grande Eduardo rappresentò “Napoli milionaria” cambiò la sua ultima battuta:
    con estremo dolore,
    con amarezza,
    quasi con rassegnazione…
    “…’Sta nuttate nun passe cchiù… passarrà?”
    Ecco… c’è sgomento nel paese, quasi indifferenza…
    Speriamo bene…
    Un abbraccio forte.
    Assunta

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